L’esercizio riabilitativo è per il riabilitatore lo strumento di lavoro, di ricerca, di verifica della teoria riabilitativa e dei relativi risultati.
La caratteristica dell’esercizio è quella di rappresentare per il malato un problema da risolvere in maniera tale di coinvolgere l’attenzione del malato e gli altri processi cognitivi nell’elaborazione di un risultato, risposta così come avviene nel soggetto privo di lesioni importanti.
Vengono coinvolti tutti i sensi nell’elaborazione di un costrutto che come una proprietà emergente di un sistema ne contenga il significato e non solamente la somma dei singoli elementi : vista, udito, olfatto, tatto, gusto.
Vengono coinvolti i processi cognitivi : attenzione, memoria, linguaggio.
Particolare importanza nel delineare l’esercizio rivestono le parole del malato, le metafore usate.
Negli studi più recenti a Villa Miari si tenta di portare il malato a creare un legame tra esercizio-azione, azione da recuperare e immagine dell’azione pre-lesionale. Vedremo in uno spazio dedicato alcuni esempi di esercizi ricordando che non esistono esercizi standard ma questi vengono delineati al momento tenendo conto delle specificità del malato. Di quel malato con quelle caratteristiche e in quel preciso momento.
Paul Cézanne ha dipinto parecchie volte la montagna di Saint Victorie dimostrando che ogni uomo può accostarsi al mondo ogni volta in maniera diversa a secondo delle emozioni, sentimenti, stati d’animo di quel momento.
Risulta quindi difficile affermare che, ad esempio, l’approccio a un determinato oggetto si ottiene mettendo in atto precisi gradi di flessione, estensione, e simili indicazioni. La realtà è più complessa e la funzione va recuperata in tutta la sua complessità.